Questa tavola, come altri oli, nasce da una lunga riflessione durata dieci anni, secondo una modalità del procedere tipica della natura oltre che della pittura di Balest. L’aver a lungo ponderato su quest’opera ha condotto il pittore, non tanto a stravolgere il dipinto iniziale – che mantiene sostanzialmente la struttura originaria, fatta eccezione per la campitura in alto a destra – quanto piuttosto a uno studio esteso del tema, testimoniato da numerose tele eseguite nell’arco di questi dieci anni. Tale, infatti, è il processo creativo che accomuna quelle che nell’opera di Balest si possono definire “matrici”, quei dipinti che contengono il codice del sistema linguistico-compositivo dei cicli tematici.
Significativo è far menzione del titolo, che venne suggerito da Giuseppe Mazzariol proprio negli anni in cui l’antica conoscenza tra i due si era stretta in un legame di profonda amicizia e stima reciproca.