Sebbene sul piano della ricerca formale quest’opera del 1977 debba essere considerata un hapax sia nella rosa dei dipinti scelti per quest’occasione, sia nella produzione pittorica di Balest, il soggetto – il ritratto della moglie Giovanna – rimane un tema caro ripreso in numerosi disegni e diversi olii. L’immagine da cui muove lo schema compositivo del dipinto è quella di una figura intravista in un taglio di luce. La luce, appunto, è l’elemento determinante del dipinto: essa scompone e ricompone la figura che si avverte solamente nei rapidi tratti del profilo e di una mano che sembra quasi vibrare insieme alla luce che la muove. Il fascio luminoso, quasi fosse filtrato da un prisma che ne separa le particelle, restituisce un effetto di grande dinamismo, non lontano dalle istanze della corrente futurista